Le bugie dell'hifi
ATTENZIONE!!! Questo file è destinato esclusivamente a
persone intelligenti, che non credono alle bugie della
pubblicità, ma vogliono capire come realmente stanno le cose.
ACUSTICA e
PSICOACUSTICA
- RISPOSTA IN FREQUENZA. La risposta è limitata in basso
dalle caratteristiche acustiche dell'ambiente ed in alto
dalla fisiologia.
Infatti, è scientificamente acclarato che dopo i 20-25
anni la percezione delle alte frequenze inizia a diminuire
progressivamente ed irreversibilmente con entità dipendente
da individuo ad individuo, ma sicuramente influenzata dalle
condizioni di vita, esposizione al rumore in primo luogo.
Questo porta a due logiche conseguenze: da un lato inutile
preoccuparsi troppo dei 20 kHz, dall' altro è plausibile
pensare che con l'avanzare dell'età si cerchino componenti
sempre più aperti verso le alte frequenze per compensare il
calo fisiologico.
Per quanto riguarda la percezione delle basse frequenze,
si devono considerare le dimensioni e le caratteristiche di
isolamento dell'ambiente di ascolto: un tipico locale
domestico ha dimensioni mediamente comprese tra 4 e 6 metri.
A queste lunghezze corrispondono frequenze tra 55 e 85 Hz;
inutile quindi preoccuparsi di quanto avviene al di sotto.
Inoltre al di sotto dei 100 Hz l'isolamento delle pareti
diviene precario per risonanza delle pareti stesse; a causa
di ciò, ondulazioni della risposta di +/-10 dB sono
frequenti. Il traffico infine produce molto rumore fino a
30-40 Hz. Per tutti questi motivi - tranne casi eccezionali -
è inutile preoccuparsi di quello che accade sotto i 40-50
Hz.
Se ne può ragionevolmente concludere che l'intervallo da
considerare seriamente varia tra 40-50 Hz e 15-16 kHz.
All'interno della gamma 40 - 16000 la sensibilità
dell'orecchio non è costante, ma varia di circa 1000 volte;
è massima in gamma media e minima in gamma bassa.
All'interno di questa gamma l'orecchio è particolarmente
sensibile alla correlazione tra le armoniche: è quindi più
sensibile alla distorsione di intermodulazione che a quella
armonica (1% di distorsione armonica è in genere poco
avvertibile).
ALTOPARLANTI
- CASSE Un
mobile è in genere necessario per poter ottenere
l'estensione alle basse frequenze; questo mobile deve
contenere la radiazione posteriore dell'altoparlante. Per
poter svolgere bene la sua funzione, deve essere rigido. Nella
stragrande maggioranza dei casi, invece, è costruito in
truciolare o MDF (medium density fiberboard), che rigidi
certo non sono; decisamente meglio il legno massiccio,
meglio ancora il metallo. Una cassa in truciolato o MDF
distorce sensibilmente il suono: si tratta quindi di un
prodotto economico, industriale, che indica una scarsa
conoscenza dei problemi; sicuramente non è High End. La
differenza in termini di costi tra un mobile siffatto ed
uno in legno massello o altri materiali adatti è di
almeno 10 volte.
- TRASDUTTORI
Gli altoparlanti sono il punto più critico dell'intera
catena Hifi. Dalla loro qualità dipende buona parte
della resa finale; usare un cattivo altoparlante è come
mettere un "tappo" in fondo all'impianto: non
esce più nulla! Gli "assemblatori" che usano
altoparlanti commerciali rappresentano almeno il 95% del
mercato; la qualità degli oggetti da essi prodotti non
è superiore a quella ottenibile da un autocostruttore
serio: hanno infatti a disposizione gli stessi
altoparlanti e gli stessi strumenti di sviluppo e misura.
- TRASDUTTORI 2
Poichè è difficile per tutti valutare la qualità di un
altoparlante, è utile dare dei riferimenti concreti.
- In primo luogo, la sospensione esterna: evitare
quelle in gomma, che hanno caratteristiche
sostanzialmente opposte a quelle auspicabili.
Quelle in tela impregnata, buone di per sè, non
sono in genere adatte all'impiego in alta
fedeltà (sono troppo rigide). Le più adatte
sono quelle in schiuma poliuretanica
("foam":la qualità può però essere
molto variabile).
- In secondo luogo, la membrana: evitare quelle in
plastica (polipropilene et similia) e quelle
metalliche. Meglio quelle in fibra (vetro,
carbonio, kevlar, ecc.), con preferenza per
quelle a più alto smorzamento (dipende dal tipo
di fibra, ma soprattutto dal tipo di impregnante:
una membrana troppo rigida e poco smorzata ha
distorsioni notevoli, che oltretutto nel caso di
un woofer cadono nella gamma di massima
sensibilità dell'orecchio). A tutt'oggi, i
migliori sono ancora i materiali naturali
(cellulosa e stoffe).
- GENERALITA'
- A parità di altre condizioni, un sistema ad alta
efficienza è sempre preferibile ad uno a bassa
efficienza (ma costa di più);
- A parità di altre condizioni, un sistema non
filtrato è sempre preferibile ad uno filtrato
(ma è molto più difficile da fare);
- A parità di altre condizioni, un sistema aperto
è sempre preferibile ad uno chiuso (ma è più
ingombrante);
- A parità di altre condizioni, un sistema non
puntiforme è sempre preferibile ad uno
puntiforme (ma è più difficile da gestire).
AMPLIFICATORI
- AMPLIFICATORE IDEALE:
quello che non c'è! Gli amplificatori vengono progettati
e misurati considerando solo
segnali stazionari (cioè non variano nel tempo): questo
è molto comodo e, soprattutto, si è sempre fatto così.
Analizzando anche il comportamento temporale, emergono
altri aspetti:

- l'inserimento di un qualsiasi componente elettrico lungo
il percorso del segnale comporta - in regime transitorio
- una variazione d'impedenza nel punto di inserzione, con
conseguente distorsione del transitorio stesso; infatti,
quando un impulso incontra una variazione di impedenza,
in parte viene trasmesso, in parte riflesso: quindi, a
rigor di logica, ogni componente in più peggiora il
comportamento complessivo.
- D'altra parte, ogni nodo
comporta la divisione della corrente entrante, con il
risultato ancora una volta di distorcere il transitorio:
l'amplificatore ideale dovrebbe quindi essere costituito
da un'unica maglia. Tenendo
conto di entrambe le condizioni, in questa maglia
dovrebbe essere presente un'unico
dispositivo, in grado di erogare la corrente
necessaria al carico. Per evitare ancora una volta di
distorcere il transitorio, dovrebbe funzionare in catena aperta: deve quindi pilotare in corrente.
- AMPLIFICATORE REALE
: quello che ha il minor numero di stadi e di componenti
(attivi e passivi). Poichè ogni componente introduce
distorsione, non esiste nessun motivo logico per
concepire un amplificatore con più di 2-3 componenti
attivi, tranne quello di farlo suonare peggio. Non esiste
nessun motivo logico per produrre amplificatori per uso
domestico di potenza continua
superiore a 10 W: con altoparlanti di efficienza
medio-bassa (90 dB, cioè 0.5%) con 10 W si ottiene un
livello continuo di 100 dB
(simile a quello di un martello pneumatico). Durante un
ascolto domestico ad alto volume difficilmente si arriva
a 80 dB continui; il che vuol
dire che la potenza continua
erogata dall'amplificatore molto difficilmente arriva a
1W. Deve però gestire dei picchi che possono essere
30-40 dB superiori: l'amplificatore deve poter erogare
potenze impulsive molto superiori
in regime transitorio. Tutti gli amplificatori hanno
invece potenze continue ed impulsive
simili; ciò comporta che da un lato il monotriodo
(amplificatore con circuitazione semplice, quindi con
bassa distorsione dei transitori) non riesce a gestire i
transitori di alto livello, mentre dall'altro lato il
grosso stato solido in classe A (amplificatore strapieno
di componenti con conseguente forte distorsione del
transitorio) non riesce a gestire bene quelli di basso
livello (e spreca pure un sacco di energia).
- LA CLASSE A: teoricamente il funzionamento in classe
A è migliore, in pratica non è detto. Di sicuro consuma
tanta energia elettrica per produrre calore.
- VALVOLE O STATO SOLIDO
: al solito, un problema mal posto. Si possono fare
apparecchi buoni e cattivi sia a valvole, sia a stato
solido. Di norma è più facile fare un amplificatore
decente a valvole che a stato solido, anche perchè ne
risulta in genere un progetto più semplice, più pulito,
con meno componenti. Di contro, sempre se si mantiene
semplice la topologia, con lo stato solido si possono
ottenere prestazioni dinamiche ben superiori. In sintesi,
la valvola va benissimo per lavorare in tensione (stadi
di segnale), ma è intrinsecamente incapace di erogare le
correnti che sono necessarie ad un altoparlante; lo stato
solido (bjt, fet, igbt) ha forse minori prestazioni in
tensione, ma quando è ora di erogare corrente è ben
altra storia. Logico corollario: l'amplificatore ibrido
...
- INDUSTRIALE O ARTIGIANALE
: un prodotto industriale costa poco, uno artigianale
molto di più. Industriale è il prodotto FIAT (milioni
di pezzi annui), artigianale è il prodotto FERRARI
(migliaia di pezzi annui). Uno è assemblato a macchina,
l'altro a mano da gente che sa quello che fa. Quando
vedete un amplificatore costruito in maniera
ordinatissima (circuiti stampati, magari SMD) siete
davanti ad un prodotto industriale. Qualcuno dirà che
certi amplificatori (americani, etc.) pesano tantissimo,
sono strapieni di componenti ed hanno i pannelli da 3 - 4
cm. di spessore. Risposta: il suono non si misura in kg,
se tutti quei componenti non ci fossero sicuramente
l'amplificatore potrebbe suonare meglio e, quanto ai
pannelli, servono forse a mascherare l'inconsistenza del
progetto?
- CABLAGGIO :
i cavi "suonano" (o meglio, modificano il
suono)? Certamente sì. Tuttavia, i prodotti industriali
per miliardari usano gli stessi circuiti stampati degli
apparecchi economici: piste larghe 1-2 millimetri e
spesse 35 micrometri. La sezione delle connessioni è
quindi di 0,03 -0,07 millimetri quadrati. Qualcuno
userebbe un cavo del genere come cavo di segnale?
Certamente no. E per collegare i diffusori? Non se ne
parla neanche! Eppure è su queste piste che viene
trasmesso il prezioso segnale; ed è sempre su queste
ridicole piste che circolano le correnti di alimentazione
(che possono essere decine di ampères); se non bastasse,
sugli stampati alimentazioni e segnali spesso corrono
vicini, con risultati immaginabili. Pensate a quale
differenza esiste cablando invece un apparecchio con un
buon cavo: sostanzialmente la stessa che esiste
sostituendo il cavetto RCA da 5.000 Lire con un cavo
adeguato. Tuttavia, una soluzione di questo genere non è
adatta ad una produzione industriale: si deve assemblare
tutto manualmente e le saldature devono essere fatte da
persone esperte. Il risultato è che i costi (ed i tempi
di lavorazione) crescono esponenzialmente: con quello che
ci vuole a produrre un apparecchio manualmente, in ambito
industriale se ne fanno decine, se non centinaia. Magari
si compra un prodotto orientale e lo si marchia: niente
costi(ricerca, sviluppo, progettazione, magazzini,
lavorazioni, ecc.). L'importante è che sia bello così
si vende.
- MOBILI : le
correnti circolanti in un amplificatore sono notevoli.
Poichè ogni corrente genera un campo elettromagnetico,
l'amplificatore è sede di campi elettrici e magnetici
che interagiscono con i metalli, causando distorsione.
Qualcuno usa l'alluminio perchè non è magnetico. Però
è conduttore, quindi risolve solo una parte del
problema; l'unica soluzione è usare contenitori non
metallici ed avere spazio a disposizione, in modo da
far circolare le correnti più intense ben lontano da
quelle più deboli.
- CONTROREAZIONE
: ormai tutti dicono che meno ce n'è meglio è; infatti
ormai tutti fanno un vanto di costruire amplificatori
senza controreazione globale (cioè tra ingresso ed
uscita; in compenso ogni singolo stadio ne è pieno). La
controreazione peggiora le prestazioni dinamiche (cioè
in regime transitorio, cioè con la musica) mentre
migliora quelle statiche (con i segnali di laboratorio).
Quello di cui nessuno sembra rendersi conto è che nel pilotare l'altoparlante
esiste una controreazione maggiore di
quella che i "tecnici" dicono di aver tolto
dagli amplificatori; che senso ha non avere
controreazione in un componente dell'impianto, se poi ce
la si ritrova - maggiorata - altrove? Con la tecnologia
attuale (pilotaggio in tensione) questo problema è
ineliminabile; solo con il pilotaggio
in corrente viene superato.
SORGENTI
ANALOGICO o DIGITALE : non c'è il minimo dubbio che il
supporto digitale abbia potenzialità enormemente superiori al
supporto analogico (LP). Tuttavia, secondo alcuni, l'analogico
suona meglio. Come sempre, il risultato dipende dalla tecnologia
impiegata (analogica o digitale) e dalla qualità realizzativa.
Nel mondo hifi l'oggettività non esiste, tutti difendono a spada
tratta le loro personali convinzioni, spesso con veemenza, mai
con razionalità. Se uno dice che l'analogico è meglio, lo
sosterrà pure contro l'evidenza, così come - se uno è tifoso
di una squadra - non ammetterà che le altre possano essere
migliori. I sostenitori dell'analogico spesso fanno dei confronti
tra giradischi costosi e CD players economici; un confronto
sensato tra le due tecnologie dovrebbe essere fatto tra
apparecchi di pari livello. Se chi difende a spada tratta
l'analogico provasse un buon lettore odierno a confronto con un
giradischi a trazione diretta da 200.000, cosa direbbe?
- Per stabilire in modo inequivocabile se suoni meglio
l'analogico o il digitale bisognerebbe avere macchine di
pari livello costruttivo e usare la stessa incisione.
Poichè ciò non è possibile, poichè da un lato non
esiste un solo lettore digitale costruito come un
giradischi analogico di classe e, dall'altro, la
registrazione... o è analogica o è digitale, è
sostanzialmente impossibile dirimere scientificamente la
questione;
- In queste condizioni si devono quindi fare delle
considerazioni di tipo diverso per stabilire
l'opportunità di una scelta;
- Al di là di qualsiasi altra questione, non vi può
essere dubbio alcuno che il presente ed il futuro delle
incisioni è digitale;
- Considerando, infine, che chi ha una ricca collezione di
LP ha già un giradischi adeguato e continuerà ad
usarlo, per tutti gli altri oggi investire (è il termine
esatto, considerato il costo di giradischi, braccio,
testina, pre phono) in una sorgente analogica non ha
senso alcuno.
CAVI
In un impianto da mercatone, un cavo vale l'altro. In un
impianto HighEnd la differenza tra un cavo e l'altro può essere
superiore a quella tra un amplificatore e l'altro, tra un lettore
e l'altro, etc: in sostanza, la sua influenza sul risultato
finale è pari a quella di qualsiasi altro componente. Da questo
punto di vista, quindi, un costo elevato può essere
giustificabile, nel senso che un dato cavo, inserito in un dato
impianto, può far crescere notevolmente le prestazioni
complessive (dove con il termine "notevolmente" si
intendono chiaramente sfumature, che però per gli appassionati
sono importanti: così come sono sfumature le differenze tra il
vino novello e un buon vino d'annata, quelle tra una donna
ordinaria e una bella donna; tutto sta a sapere quello che si
vuole, fermo restando che non risulta che nessuno sia mai stato
costretto, contro la sua volontà, ad apprezzare le cose belle -
o ad uscire con una bella donna).
Cavi ce ne sono però tanti, troppi. Ognuno ha la sua ricetta,
soprattutto perchè sono facili da costruire; ecco allora
spuntare come funghi i costruttori improvvisati. Come difendersi?
Tre sono le cose di cui tener conto:
- La credibilità del costruttore. Se questo è un
cantinaro, senza partita IVA, lasciate perdere. Se
regalate soldi a queste persone, fate del male a voi e a
loro: a voi perchè comprate una cosa che non vale nulla;
a loro, perchè legittimate un'attività sommersa e
create delle illusioni. Se il costruttore è un
negoziante, stesso discorso, a meno che il prezzo non sia
realmente esiguo; sarebbe comunque meglio che pensasse a
fare bene il suo mestiere di rivenditore invece di
avventurarsi in cose di cui capisce ben poco.
- Il costo di produzione. Esistono sostanzialmente due modi
di produrre un cavo: industriale e manuale. Sicuramente,
come sempre accade, la costruzione industriale permette
costi bassi: in realtà, la grande maggioranza dei cavi
hifi sono costituiti da cose già esistenti con opportuna
terminazione e marchiatura. Un cavo costruito manualmente
costa molto di più a causa del tempo e della manodopera
necessari per la realizzazione, anche se le materie prime
sono, fondamentalmente, le stesse.
- Il risultato finale: se questo è soddisfacente, ma il
prezzo appare troppo alto, che fare? Semplice: o si paga
quanto richiesto, o si fa da soli. Far da soli vuol dire
recuperare i materiali ed imbarcarsi in una serie
interminabile di prove; se ne avete il tempo, la voglia e
la capacità, fatelo. E' la vecchia storia della
martellata data dal meccanico alla macchina che non
partiva; se non volete pagare la martellata 50.000 lire,
arrangiatevi.Diversamente, pagate quanto richiesto.