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      Ultrasound      

 

Kit 1 Ultrasound

 

 

Sommario

 

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Premessa

Il mercato dell'alta fedeltà, come tutti i mercati, è soggetto a fenomeni ciclici che, in generale, sono basati sia su reali esigenze di miglioramento, sia sulla voglia di nuovo tout court. Una recente tendenza è quella di sostituire amplificatori a stato solido molto potenti con amplificatori valvolari di potenza molto bassa; è spontaneo chiedersi se, ed in quale misura, tale fenomeno sia una moda del momento (cambiare per il solo gusto di cambiare: sicuramente molti "audiofili" interessati all'acquisto di apparecchiature valvolari non sono in grado di valutare la qualità di ciò che comprano). Probabilmente, come sempre accade, la verità sta nel mezzo: plausibilmente, nel passaggio ad amplificazioni valvolari coesistono entrambe le motivazioni, sia la voglia di nuovo, sia una effettiva migliore qualità (è mediamente più facile ottenere una qualità sonora superiore da un triodo che da un amplificatore a stato solido di grande potenza).

Comunque sia, a torto o a ragione, per qualcuno il monotriodo è il sogno da raggiungere. Questo tipo di amplificatori è nato con l'industria dell'audio; il triodo è il dispositivo più semplice ed è stato usato per primo per il semplice motivo che è stato il primo reso disponibile dalla tecnologia. Successivamente è stato sostituito da dispositivi tecnologicamente più avanzati in grado di erogare maggior potenza (pentodi, transistors); questa ricerca della potenza è sfociata nella realizzazione di amplificatori da centinaia di watt. Parallelamente, e non casualmente, si è assistito alla proliferazione di diffusori acustici dalla sensibilità sempre più bassa, secondo la logica tanta potenza/poca efficienza che ha toccato il suo culmine negli anni '80 (amplificatori da 500 Watt destinati a pilotare trasduttori con efficienze anche inferiori a 0,1%). Se il risultato di questo approccio avesse dato dei risultati veramente validi, perchè mai, in tutto il mondo, ora molti stanno tornando indietro, verso soluzioni di 50 e più anni fa? Possiamo pensare che siano tutti sordi o che accettino una qualità di riproduzione inferiore solo per il gusto di cambiare? Certamente no; bisogna quindi supporre che la logica bassa potenza/alta efficienza abbia alcuni vantaggi su quella alta potenza/bassa efficienza. Vediamo dunque di fare un po' di chiarezza - con argomentazioni oggettive - su alcuni miti (veri e presunti) di questo assurdo ed affascinante mondo che è la riproduzione audio.

 

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Il Monotriodo e l'alta efficienza

Perchè il monotriodo? Si badi bene, qui non si parla di amplificazioni valvolari in genere, non di amplificazioni valvolari di bassa potenza, nemmeno di amplificazioni a triodi: si parla di monotriodi, cioè di amplificazioni in cui lo stadio di potenza è costituito da un solo triodo funzionante ovviamente in classe A. Il reale pregio del monotriodo è la sua semplicità, che permette la realizzazione di un amplificatore con pochissimi componenti, in cui il segnale transita attraverso due-tre stadi senza controreazione; il limite di tale configurazione è dato in buona parte dalla qualità dei componenti impiegati. Grazie a questa sua intrinseca semplicità, un buon monotriodo della potenza di 5 - 10 Watt può manifestare - soprattutto in gamma media - una dinamica simile a quella di un amplificatore a stato solido controreazionato da 50 - 100 Watt; infatti, raramente i livelli medi di ascolto superano i 90 dB (raggiungibili con potenze dell’ordine del watt o meno), mentre durante i transitori i 10 dB in più a favore dell’amplificatore a stato solido vengono in buona parte vanificati dalla controreazione (la questione meriterebbe una trattazione più approfondita). Accanto agli innegabili pregi, il monotriodo presenta - come tutte le cose di questo mondo - anche qualche difettuccio: la potenza è comunque poca e la qualità del basso è.... migliorabile (per profondità, articolazione e, soprattutto, smorzamento). Queste due caratteristiche obbligano a dotarsi di sistemi di diffusori ad alta efficienza che, grazie alle loro peculiarità, riescono in qualche modo a compensare i citati difetti. Infatti, non solo l’alta efficienza necessita di pochi watt ma, anche e soprattutto, consente prestazioni dinamiche di livello superiore in termini di velocità e smorzamento. Considerato che anche i bestioni a stato solido da centinaia di watt funzionano sicuramente meglio quando di watt ne erogano pochi e che i vantaggi sotto il profilo dinamico restano comunque validi, un diffusore ad alta efficienza è sicuramente migliore di uno a bassa efficienza a parità di altre condizioni; gli unici suoi limiti sono rappresentati dall’alto costo e dal fatto che le elevate prestazioni in regime dinamico (cioè transitorio) tendono ad evidenziare sia i pregi di una catena audio, sia i suoi difetti (molto spesso questi vengono nascosti dai sistemi a bassa efficienza).

Un diffusore ad alta efficienza riesce quindi a ridimensionare il mediobasso in genere un po' gonfio dei monotriodi e a fornire quella velocità senza la quale il suono risulterebbe troppo "sbrodolato", oltre a permettergli di esprimersi senza andare in crisi (a livelli ragionevoli in un appartamento) anche quando sono in gioco più strumenti. Tuttavia, quasi tutti i diffusori ad alta efficienza presenti sul mercato (sono comunque molto pochi) sono stati progettati pensando più alla quantità del suono che alla sua qualità; oltretutto una buona parte risalgono agli albori dell’alta fedeltà, quando gli strumenti di misura praticamente non esistevano e risentono quindi di gravi carenze sotto il profilo tecnico. Ecco dunque che i diffusori ad alta efficienza vengono tacciati di nasalità, di sparare gli strumenti, di mancanza di ariosità e di deficienza di immagine (ecc.....ecc.); tutti questi difetti sono in effetti presenti nella quasi totalità dei sistemi ad alta efficienza ma, è opportuno ripeterlo, non sono intrinseci dell’alta efficienza: oggi è possibile progettare sistemi ad alta efficienza che, quanto a neutralità, ariosità, immagine, danno dei punti (tanti punti) ai più schifiltosi minidiffusori. Non è facile, certo; però si può e si deve fare. Che senso avrebbe infatti cercare la raffinatezza del monotriodo per pilotare dei diffusori decisamente distorti e colorati? Quindi: alta efficienza sì, ma nel modo giusto; che a sentire cantanti con il raffreddore non c’è poi una grande soddisfazione.

 

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Il mito del larga banda

Se l’accoppiata monotriodo/sistema ad alta efficienza si presenta allora come il massimo della raffinatezza, che dire del massimo dei massimi, ovvero l’accoppiata monotriodo/larga banda? Tale combinazione dovrebbe essere veramente il top, dato che ai vantaggi dell’alta efficienza unisce la soppressione del crossover; ed in effetti sarebbe così, se solo il larga banda esistesse realmente.

Con lapalissiana evidenza, si dice larga banda un altoparlante la cui banda passante sia più larga del solito; con altrettanta evidenza, è implicito che la banda riprodotta, per quanto più ampia del normale, non è sufficiente a coprire tutto lo spettro udibile (nel qual caso si parla di gamma intera, o "full range"). Attenzione: quando si parla di altoparlanti a banda larga, si tendono ad accettare cose che normalmente non vengono perdonate neppure ad altoparlanti da citofoni; il tutto, evidentemente, pur di ottenere una riproduzione fatta da un unico trasduttore. Ma è realmente così? Ovvero, il larga banda è davvero un unico trasduttore? Normalmente questo tipo di altoparlante impiega due membrane diverse, di tipo conico, applicate alla medesima bobina; quindi da un punto di vista elettrico lo si può vedere come un altoparlante singolo. In un altoparlante tuttavia non esiste solo l’aspetto elettrico, ma anche quello meccanico e quello acustico: sotto il profilo meccanico, si osserva che le masse delle due membrane sono diverse, così come sono diverse le condizioni di funzionamento, dato che il cono "per i bassi" è vincolato da due sospensioni, mentre quello "per gli alti" da una sola. Da un punto di vista acustico, è evidente che le impedenze delle due membrane sono diverse (se così non fosse, la seconda sarebbe del tutto inutile). Quindi, delle tre componenti di un altoparlante, solo quella elettrica è la stessa per le due membrane, mentre le altre due sono diverse; a rigor di logica, considerare il larga banda un singolo trasduttore è fuori luogo. Ad ogni modo, non sono le disquisizioni ad essere importanti, bensì i risultati; ed i risultati parlano chiaro. Da decenni ci si è cimentati con la realizzazione di un componente in grado di riprodurre l’intera banda (o quasi), senza ottenere risultati soddisfacenti; ciò non è ovviamente dovuto al caso, nè al fatto che tutti quelli che c’hanno provato erano incapaci, ma bensì a dei limiti ben precisi, che possiamo riassumere di seguito:

le caratteristiche di funzionamento di un altoparlante variano enormemente con la frequenza. Nelle 3 decadi (20-200, 200-2.000, 2.000-20.000) dello spettro audio, le sole caratteristiche meccaniche richieste al trasduttore subiscono variazioni di almeno 3 ordini di grandezza (1.000 volte). Per avere un buon funzionamento alle basse frequenze sono necessarie cedevolezze e masse elevate (dell’ordine del mm/N e delle decine di grammi rispettivamente), mentre alle alte frequenze le migliori prestazioni si ottengono con masse di decine di milligrammi e cedevolezze proporzionalmente inferori; in un altoparlante a larga banda si ha sempre che la massa è troppo piccola per conseguire una buona risposta alle basse frequenze, mentre è decisamente troppo alta per poter ottenere prestazioni anche solo decorose in alta frequenza. Inoltre il cono utilizzato per le alte frequenze, oltre ad essere alquanto pesante, è in genere abbastanza grande (altrimenti la sensibilità è inadeguata); avendo come unico punto di vincolo la bobina mobile ed il relativo centratore, il suo moto è molto irregolare, così come la sua dispersione angolare. Parimenti, la cedevolezza, per quanto solitamente talmente alta da richiedere volumi di carico enormi, non riesce comunque a conseguire frequenze di risonanza sufficientemente basse da non compromettere notevolmente la risposta alle basse frequenze; in ogni caso riesce a danneggiare seriamente la possibilità di salire in frequenza (il cono per le alte frequenze è vincolato solo al centratore, non possedendo una sospensione esterna), per cui le prestazioni sono decisamente inferiori a quelle di un tweeter a cono da poche migliaia di lire (che può contare su una bobina mobile dimensionata ad hoc e su di una sospensione esterna che ne migliora molto il funzionamento dinamico).
   
le accelerazioni e le inerzie che si presentano in un altoparlante variano in funzione della frequenza da un centinaio di g a parecchie migliaia di g; non è pensabile di affrontare tali valori con due membrane di massa tutto sommato abbastanza simile e con un’unica cedevolezza;
   
per mantenere basso il peso complessivo, i larga banda sono in genere piccoli: hanno cioè membrane piccole, il che causa ancora una volta problemi nella riproduzione delle basse frequenze; in compenso la membrana deputata alla riproduzione delle alte frequenze è invece troppo grande e soprattutto, profonda (se fosse più piccola e meno profonda il livello emesso sarebbe largamente insufficiente). Oltre ai problemi meccanici già citati, ciò causa quello che è probabilmente il problema più grave dei larga banda : esiste una porzione molto ampia dello spettro in cui le due membrane emettono in controfase. Infatti, mentre l’area del cono principale attorno alla bobina emette con una fase acustica, il cono per le alte frequenze, essendo alquanto profondo, si trova a vibrare alcuni centimetri al di sopra di questa, causando un’emissione in opposizione di fase su buona parte della gamma media. All’ascolto, ciò rende la gamma media nasale, colorata e particolarmente in evidenza; poichè l’intervallo nel quale ciò si verifica è molto ampio, tutta la riproduzione ne viene grandemente influenzata. Questo è un difetto congenito di tutti i larga banda di dimensioni superiori ai 10 cm.; va da sè poi che c’è sempre qualche furbone che, non avendo la benchè minima idea di come funzioni un altoparlante, vanta le inarrivabili doti di velocità e trasparenza dei larga banda.
   
per ottenere alte efficienze, si usano gruppi magnetici surdimensionati che portano a fattori di merito talmente bassi da compromettere ancora una volta la risposta alle basse frequenze. Buona parte della presunta velocità e trasparenza del larga banda è in realtà dovuta alla deficitaria risposta in basso...
   
le alte cedevolezze utilizzate per scendere verso le basse frequenze comportano l’impiego di un centratore molto morbido e di una sospensione esterna altrettanto morbida. Tutta questa morbidezza tuttavia non aiuta l’equipaggio mobile a mantenersi centrato durante il movimento, con il risultato che è molto facile che la bobina sfreghi contro le pareti del traferro (facilitata in ciò dal fatto che, sempre per mantenere alta l’efficienza, il traferro è stretto; inoltre il monotriodo non è certo noto per la sua bassa distorsione e quando nella bobina circola una corrente distorta anche la forza di pilotaggio viene distorta). L’ovvia conseguenza di ciò è che il largabanda è un altoparlante molto delicato, soprattutto se l’avvolgimento è in alluminio per contenere il peso, dato che questo metallo ha caratteristiche meccaniche decisamente inferiori a quelle del rame. In definitiva, il larga banda pecca pure in affidabilità.

Da qualsiasi parte lo si giri, un larga banda assomiglia sempre spaventosamente a una coperta corta, con in più un grosso buco proprio all’altezza dello stomaco (il problema dello sfasamento citato); saggiamente, i nostri nonni, dopo aver a lungo provato, hanno lasciato perdere. Facciamo tesoro dell’esperienza altrui (oltretutto fatta in un periodo in cui si ricercava sul serio, mica come oggi che la ricerca è ridotta a chi trova la valvola più vecchia), altrimenti il progresso dove va’ a finire, se ogni volta dobbiamo ripartire dalla scoperta della ruota?

Lasciamo stare il larga banda, dato che non è possibile costruirlo (in termini concreti: ovvio che con un sistema planare di grandi dimensioni si può migliorare molto, però si finisce con lo scontrarsi con altri tipi di problemi) e ammettiamo invece che per coprire con una qualità ragionevole tutta la banda audio servono due trasduttori. Ora torniamo un attimo indietro e riesaminiamo la questione larga banda; perchè questo benedetto altoparlante è così desiderabile? Apparentemente perchè con un solo trasduttore si copre tutta la banda; in realtà quello che è veramente appetibile in un larga banda è che non c’è il crossover, non che si tratti di un singolo trasduttore, perchè ciò non è vero (ricordo che dal punto di vista meccanico ed acustico un larga banda è costituito da trasduttori differenti). Di conseguenza, l’uovo di Colombo è: utilizziamo i due trasduttori che ci servono, ognuno con le sue brave caratteristiche, e non mettiamoci il crossover. Certo che dopo innumerevoli trattazioni molto dotte sui crossover (serie, parallelo, misto come l’insalata, dove si finisce sempre per buttare tutto quello che non si sa dove mettere), questa può sembrare una cosa impossibile.

(Per inciso, esistono ditte che fanno della complessità del crossover la loro bandiera; ora, poichè il crossover serve a correggere il comportamento in frequenza dell’altoparlante, peggiorandone sicuramente di molto il comportamento nel tempo, vantarsi della complessità di un crossover equivale a vantarsi di usare altoparlanti scadenti, che necessitano di un sacco di correzioni, con l’aggravante di introdurre sul percorso del segnale un sacco di elementi reattivi: che c’è da vantarsi? Qualcuno dichiara addirittura di utilizzare migliaia di componenti: bene, questo è molto interessante, perchè dato che su questo pianeta non si riescono a costruire altoparlanti talmente schifosi (e badate bene che hanno provato in tutti i modi immaginabili, e anche qualcuno in più) da richiedere crossover con migliaia di componenti, ciò rappresenta la prova definitiva che non siamo soli nell’universo. Fine dell’inciso).

Il buon senso suggerisce che è meglio partire da altoparlanti di qualità e farci poche modifiche (al limite nessuna) che viceversa; se poi si pensa al fatto che in un sistema a due vie oltre il 90 % del contenuto energetico tocca al woofer, ottenere un risultato di qualità vuol dire progettare un buon woofer aggiungendogli un tweeter decente con caratteristiche complementari. Il fatto è che - per ragioni di carattere economico - oggi costruire un buon altoparlante è paradossalmente diventato più difficile di trent’anni fa. La qualità purtroppo non si sposa mai con la quantità, pertanto è sempre la prima ad essere sacrificata dalle logiche di marketing e dalle esigenze produttive: meglio quindi comprare altoparlanti che produrli; meglio ancora comprarli a pochi dollari sul mercato orientale e spacciarli per il non plus ultra (tanto poi ci pensa il computer a fare un filtro che rimette a posto tutto, e fa pure scena); e se alla fine la qualità sonora ha qualche pecca, bè, insomma, ma non si può mica avere tutto, vero?

 

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Il Kit 1 Ultrasound

Questo kit è stato concepito per permettere a tutti i possessori di amplificatori di bassa potenza di utilizzare al meglio i loro apparecchi, compresi quelli di qualità non eccelsa. In particolare, per limitare i costi, spesso il trasformatore d’uscita ha una unica uscita del valore di circa 6 ohm, che funziona abbastanza male su carichi più bassi: pertanto si è sviluppato un sistema con impedenza maggiore di tale valore, a costo di rinunciare ai vantaggi offerti da soluzioni a impedenza più bassa.

Sempre nell’ottica di permettere a tutti la realizzione, il kit è fisicamente composto da un altoparlante full range da inserire in un mobile accordato; non ci sono filtri, non ci sono assorbenti, nemmeno tubi di plastica da comprare: si tratta semplicemente di andare da qualcuno (segheria, centro bricolage) a farsi tagliare il legno (sono tutti pannelli squadrati) e assemblarlo nella maniera preferita (colla, chiodi, viti, incastri). Una volta assemblato il mobile (l’unica possibile difficoltà è la realizzazione del foro circolare per l’inserimento dell’altoparlante, da farsi con un seghetto alternativo: se non lo possedete e intendete acquistarlo, lo potete trovare con 60-70.000 lire) si devono inserire i morsetti e collegare gli stessi all’altoparlante (se non possedete un saldatore potete usare i faston) con cavi a vostra scelta. Attenzione ai cavi: poichè si tratta di un sistema ad alta efficienza, si ricordi che è molto sensibile alla qualità di tutto ciò che sta a monte; uomo avvertito...

Due parole sulla realizzazione del mobile: ognuno è libero di scegliere il tipo di legno che preferisce e, ovviamente, il tipo di finitura che preferisce. Tuttavia, quando si parla di legno, vuol dire legno, non quella spazzatura che normalmente viene utilizzata per la costruzione delle meravigliose casse high-end. Quando si parla di spazzatura, vuol dire spazzatura: il truciolare o l’MDF (medium density fiberboard, detto anche medite) altro non sono rispettivamente che i trucioli e la polvere derivanti dalla lavorazione del legno che, dopo essere stati spazzati da terra (da cui il termine appropriato di spazzatura) vengono poi impastati di colla per formare dei pannelli dotati di proprietà meccaniche ed acustiche eccezionali (solo qualche anima sospettosa potrebbe invece pensare che siano utilizzati perchè il loro costo è molte volte inferiore a quello del legno). Dunque, parlando di legno, il sistema più semplice è quello di impiegare il multistrati (o compensato che dir si voglia) nello spessore canonico di 18 - 20 mm. I disegni forniti sono relativi ad uno spessore di 20 mm.; nel caso di spessori differenti, si dovranno fare gli opportuni adattamenti di misure per ottenere la parità nelle giunzioni.

Vengono proposti due tipi di mobile; il primo (versione A) è adatto per una collocazione a parete, in libreria, al limite con un posizionamento vicino agli angoli; il secondo è invece preferibile in tutti gli altri casi (collocazione su stand). Si è optato per la differenziazione in due soluzioni diverse per tener conto dei possibili impieghi: spesso lo spazio è poco e quindi la collocazione a libreria diventa una necessità; senza parlare poi del fatto che il kit è stato sì sviluppato per i monotriodi, ma non solo: perchè non approfittarne per rinvigorire televisori, apparecchi portatili, schede audio, canali di surround, ecc. (si tenga comunque presente che i gruppi magnetici non sono schermati; è vero che tale soluzione riduce il campo magnetico disperso, il fatto è che riduce anche quello utile nel traferro, producendo fattori di merito incompatibili con l’ascolto hi-fi: mai sentito quei bei bassi da home theater che cominciano oggi e finiscono - avendo fortuna -quando il film è finito da un pezzo?).

L’impiego di multistrato comporta una spesa complessiva (pannelli tagliati a misura per la realizzazione di una coppia di mobili) inferiore a 50.000 Lire; con un po' di olio di gomito e la vernice necessaria per la finitura non si superano le 70 - 80.000 Lire. Rivolgendosi ad un buon ebanista (prima bisogna trovarlo), con l’impiego di essenze pregiate e lucidature manuali a olio o gommalacca si può arrivare a spendere cifre decine di volte superiori; fate un po' voi. La qualità del suono dipende ovviamente dal tipo di legno impiegato e dal metodo di assemblaggio, ma non in maniera drammatica; visto il costo dell’insieme e lo scopo cui è destinato, si raccomanda di non esagerare. Ad ogni buon conto, i prototipi utilizzati per la messa a punto e le misure sono costruiti nella maniera peggiore possibile, con multistrato da 18 mm incollato semplicemente di testa con colla vinilica, senza porre attenzione alle giunzioni, senza neanche l’impiego di morsetti per stringere, senza un chiodo, senza una vite, senza incastri o spinature: nessuno riuscirebbe a costruire un mobile peggio di così, state pur tranquilli.

Il condotto d’accordo è realizzato sfruttando la parete inferiore del mobile; l’interno del mobile è per il resto completamente vuoto.

L’altoparlante impiegato è un full range, ossia in grado di riprodurre adeguatamente tutta la gamma audio: è fisicamente costituito da un woofer da 200 mm con bobina mobile da 38 mm avvolta su supporto in alluminio, membrana in fibra di vetro, centratore in tela impregnata e bordo esterno in foam; a questo si aggiunge un tweeter a cupola morbida in tessuto impregnato da 25 mm, con bobina mobile avvolta su supporto in alluminio e raffreddata con ferrofluido, magnete in neodimio. Il tweeter è montato coassialmente al woofer, sfruttando il rifasatore acustico di quest’ultimo. Per funzionare, questo altoparlante ha semplicemente bisogno di essere collegato ai morsetti della cassa (rispettando ovviamente la polarità).

L’andamento dell’impedenza è riportato in figura.

Il modulo ha un minimo di circa 8 ohm localizzato attorno a 200 Hz, mentre mediamente resta superiore a 10 ohm nella gamma energeticamente più importante. Con ciò si è rinunciato a sensibilità e smorzamenti maggiori (un amplificatore decente può pilotare tranquillamente carichi con impedenze 3 volte inferiori quando, come in questo caso, non vi è la consueta abbondanza di elementi reattivi interposti), ma si è ottenuto un sistema abbinabile anche al più scalcinato degli amplificatori (Tv, schede audio). L’argomento presenta rotazioni di fase contenute entro valori di tutta tranquillità.

Nonostante l’alta impedenza (10 ohm nominali) la sensibilità è di 93 dB.

 

La figura seguente riporta una risposta in frequenza misurata in ambiente.

Si noti l’ottima regolarità a partire da 200 Hz; in basso compaiono dei buchi legati ovviamente alle interazioni con l’ambiente. In ogni caso l’emissione in basso è sostenuta fino ai 40 Hz.

Per meglio giudicare le possibilità a bassa frequenza, si possono esaminare i due grafici seguenti; il primo è relativo al mobile più piccolo, il secondo a quello più grande.

La curva inferiore simula la risposta in campo libero, quella superiore indica la risposta ottenibile nella seguente ipotesi: distanza dalla parete laterale pari a 0.5 metri, distanza dalla parete di fondo pari a 0.3 metri (cassa addossata alla parete), altezza dal pavimento 1 metro. In queste condizioni si ottiene una risposta di buona estensione (40 Hz a -6 dB)

 

In questo caso la curva inferiore si riferisce sempre alla risposta in campo libero, mentre quella superiore è relativa alla seguente ipotesi: distanza dalla parete laterale 1.2 metri, distanza dal fondo 80 cm., altezza da terra 1 metro. Si ottiene una risposta ben estesa verso il basso (il buco deriva dal fatto che le tre distanze dalle pareti sono molto simili), soprattutto tenendo conto che è relativa ad un sistema ad alta efficienza di dimensioni contenute.

Si riporta infine una misura della fase acustica, dalla quale si evince la correttezza di questo sistema: al di là delle imprecisioni in gamma bassa, dovute alle condizioni di misura (sono state fatte in un ambiente reale, non in camera anecoica), si nota a partire da 1000 Hz che la fase è ben centrata attorno allo zero.

 

 

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Conclusioni

Questo kit si propone di fornire a tutti gli appassionati la possibilità di rendere finalmente giustizia al proprio monotriodo; da questo punto di vista riesce a superare tutte le obiezioni (sostanzialmente condivisibili) normalmente poste ai sistemi di altoparlanti ad alta efficienza. Non solo: grazie alla originalità della sua concezione e realizzazione, permette anche di superare molti dei limiti dei sistemi tradizionali (indipendentemente dal costo degli stessi). Il tutto con una facilità realizzativa che non si era mai vista e con la possibilità di personalizzazione del mobile e delle finiture. La versatilità infine ne permette l’impiego anche al di fuori dell’alta fedeltà (sistemi audio-video, multimediali, ecc.), con indubbi vantaggi nella qualità della riproduzione.

La questione fondamentale resta comunque che solo un sistema di questo tipo (alta efficienza senza crossover) garantisce la trasparenza necessaria a valutare la qualità di quello che sta a monte; da questo punto di vista, rappresenta uno strumento praticamente insostituibile.

 

NOTA: il kit non è più disponibile. Quanto esposto ha valore divulgativo.

 

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Versioni

VERSIONE A

  • Volume interno: 15 litri
  • Dimensioni: 35 x 25 x 27 (h x l x p)

 

SCALA 1:10

Frontale ------------------ Laterale ------------------ Sezione

 

Materiale occorrente per ogni mobile
(multistrato 20 mm):

  • N° 2 pannelli 35 x 27
  • N° 2 pannelli 21 x 27
  • N° 1 pannello 31 x 21
  • N° 1 pannello 30 x 21
  • N° 1 pannello 10 x 21

 

 

VERSIONE B

  • Volume interno: 31 litri
  • Dimensioni: 54 x 25 x 34 (h x l x p)

 

SCALA 1:10

Frontale ----------------------- Laterale ------------------------- Sezione

 

Materiale occorrente per ogni mobile
(multistrato 20 mm):

  • N° 2 pannelli 54 x 34
  • N° 2 pannelli 21 x 34
  • N° 1 pannello 50 x 21
  • N° 1 pannello 49 x 21
  • N° 1 pannello 12 x 21
  • N° 1 pannello 15 x 21

 

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